Il Brasile e l'ansia da prestazione

Tutti, esperti di calcio e non, abbiamo assistito con stupore alla disfatta della squadra brasiliana durante la semifinale dei Mondiali con la Germania.

Ben più di una sconfitta: un'umiliazione sportiva che ha lasciato increduli gli spettatori e affranti i tifosi brasiliani.

Le sorprendenti proporzioni della sconfitta hanno spinto i commentatori a cercarne le ragioni non solo nella tattica e negli infortuni di giocatori chiave, ma anche nella pressione cui i giocatori verdeoro sono stati sottoposti sin dall'inizio del torneo.

Già nelle partite precedenti la semifinale, infatti, c'erano state alcune manifestazioni emotive giudicate fuori controllo, come il pianto del portiere Julio Cesar prima della lotteria dei rigori con il Cile o Neymar commosso fino alle lacrime durante l'esecuzione dell'inno nazionale.

E che la situazione potesse diventare fuori controllo l'aveva alla fine intuito anche il CT del Brasile, Felipe Scolari, che ha tentato e sperato in un miracoloso intervento last minute chiamando in ritiro la psicologa Regina Brandao proprio in vista della partita con la Germania.

Come si manifesta allora l'ansia da prestazione?

E' opportuno sottolineare che l'ansia non sempre è un fenomeno negativo. Si tratta di uno stato di attivazione fisiologica e comportamentale che appartiene a tutti, utile ai fini della sopravvivenza e che per uno sportivo può rappresentare sia il fardello che inchioda le gambe sia l'inaspettata fonte di energia capace di spingere l'atleta a prestazioni eccezionali.

L'obiettivo, quindi, non è eliminare l'ansia, ma gestirla, in modo tale da migliorare la prestazione. Un giusto livello di ansia, infatti, ci rende vigili, concentrati, scattanti, ci aiuta a raggiungere il livello di attivazione migliore possibile. Quando però l'ansia supera una certa soglia, la sua influenza sulla prestazione diventa negativa.

Così l'atleta può essere prigioniero di pensieri negativi o sentirsi impotente, può tremare, sentire il cuore a mille, provare crampi e tensione muscolare, sentirsi incapace di prendere decisioni e restare paralizzato.

I fattori che possono alimentare l'ansia da prestazione sono legate alla gara e alla personalità dell'atleta. Così bisogna tenere conto dell'importanza della competizione, del pubblico, dell'ambiente in cui si svolge, della pressione degli avversari, così come delle aspettative (proprie, dell'allenatore, della squadra/società, anche delle persone care che ci sostengono), dell'età, del livello di preparazione, dell'autostima e della fiducia in sé.

Come si può rendere l'ansia un alleato della nostra prestazione e non un nemico?

Nei casi più lievi può essere sufficiente l'utilizzo di alcune tecniche di respirazione, di rilassamento o di immaginazione.

Nei casi più invalidanti può essere necessario l'intervento di uno psicologo o di uno psicoterapeuta e può rendersi necessaria anche l'interruzione dell'attività sportiva per un periodo più o meno lungo.

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