Il portiere e il calcio di rigore

Minuto 120 del quarto di finale dei mondiali di calcio in Brasile. Sono in campo Olanda e Costarica.

I sudamericani sono riusciti a portare la partita fino alla fine dei supplementari sullo zero a zero, grazie alla famosa tattica dell' "autobus in area di rigore", sdoganata dal portoghese Mourinho in Champions League.

Ultimi secondi di gioco: la palla esce ed ecco che accade quello che in un Mondiale non si era mai visto. L'allenatore dell'Olanda, Louis Van Gaal, cambia il portiere. Entra in campo, solo per pochi secondi e in vista della lotteria dei rigori, Tim Krul.

Due rigori parati in carriera su 32.

Comunque meglio dello zero spaccato del titolare Cillissen...

Dal punto di vista mentale quello del portiere è il ruolo più impegnativo: mentre gli altri sono impegnati per tutti i 90' in contrasti, rincorse, passaggi, colpi di testa, il portiere è impegnato solo in brevi frangenti.

Il portiere del Liverpool degli anni '80, Bruce Grobbelaar, ad esempio, durante una partita con la sua squadra in vantaggio, ben pensò di farsi prestare un ombrello per ripararsi dalla pioggia!

Le differenze del portiere dagli altri compagni di squadra sono evidenti. E' l'unico che deve stare in campo per regolamento, può toccare il pallone con le mani, indossa una divisa diversa. 

Per quanto in questi ultimi anni i nuovi regolamenti abbiano comportato un'evoluzione del ruolo in maniera più marcata rispetto agli altri giocatori, una cosa è rimasta immutabile: la "solitudine" del portiere, ultimo baluardo della squadra

«La vita è fatta di piccole solitudini. Quella del portiere un po' di più».

[Fabien Barthez, portiere della Francia e Campione del mondo]

Questo coinvolgimento "ad intermittenza" nella dinamica di gioco rende essenziale la capacità di concentrazione del portiere, che deve imparare a:

a) selezionare gli stimoli cui rivolgere l'attenzione;

b) spostare l'attenzione verso le informazioni giuste.

Soprattutto, però, deve imparare a gestire le proprie emozioni, in particolar modo dopo aver subito un gol o aver commesso un errore.

Il calcio di rigore rappresenta uno dei momenti più particolari di una partita di calcio.

Sono solo due i giocatori coinvolti e come mostrato da molti studi (te ne parlo qui) più delle capacità tecniche contano, sia per il tiratore sia per il portiere, la capacità di gestire la pressione e lo stress emotivo.

Nel calcio di rigore il portiere è certamente il giocatore più avvantaggiato. Innanzitutto è più abituato a gestire gli stati mentali. Inoltre si trova in una posizione di palese svantaggio: questo lo rende meno carico di responsabilità. E' proprio da questa consapevolezza che nasce l'atteggiamento spavaldo e provocatorio dei portieri nei confronti del tiratore.

Chi ha assistito alla partita tra Olanda e Costarica, avrà certamente notato come Tim Krul si avvicinasse ai tiratori cercando di intimidirli. Nel post partita ha raccontato di aver detto loro:

«Ti ho studiato! So dove tirerai!»

E in effetti, Krul ha parato ben due rigori e di tutti gli altri ha intuito sempre l'angolo di tiro.

Tra le capacità necessarie per poter parare un calcio di rigore, le più importanti sono:

a) La capacità del portiere di esplorare il campo visivo nella maniera più dettagliata nel minor tempo possibile;

b) La capacità del portiere di attendere fino all'ultimo momento prima di tuffarsi. Contrariamente a quanto si pensa comunemente, infatti, se il portiere tenta di "anticipare" la mossa del tiratore, ha meno possibilità di riuscire nella parata;

c) La capacità del portiere di leggere i segnali del tiratore, come il posizionamento della palla, il tipo di rincorsa, il posizionamento delle anche del tiratore;

d) Capacità di concentrarsi assolutamente sul "qui ed ora", ossia di non pensare né a cosa è successo prima né a cosa potrebbe succedere dopo. Solo in questo modo, infatti, il portiere potrà concentrarsi sulle intenzioni dell'attaccante.

Lev Jasin è considerato il più grande portiere di tutti i tempi. L'unico nel suo ruolo ad aver vinto il prestigioso Pallone d'Oro.

Le statistiche ufficiali riportano che nella sua carriera ha parato ben 86 rigori, ma alcuni riferiscono che siano ben 150 i penalty che è riuscito a neutralizzare!

Uno di questi l'ha calciato Sandro Mazzola, che così racconta quell'episodio:

«Jašin era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra: potevo tirare dall'altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva Jašin.»

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