Thomas Muster: il tennista resiliente

In psicologia la RESILIENZA è la capacità di reagire agli eventi traumatici o negativi ricavandone forza e miglioramento.

Una persona resiliente è perciò capace non solo di fronteggiare le avversità, ma di trarne insegnamento e ulteriore motivazione a raggiungere i propri obiettivi. 

Insomma: non solo ciò che non ci uccide ci fortifica, ma può renderci anche migliori.

Le principali caratteristiche di una persona resiliente sono:

a) Autoefficacia: si sentono competenti e capaci;

b) Locus of control interno: sentono di poter incidere sull'andamento degli eventi con le proprie azioni;

c) Ottimismo, buona autostima e senso dell'umorismo;

d) Fiducia nella relazione con l'altro.

La sera del 1 Aprile 1989 a Key Biscayne, in Florida, Thomas Muster è un giovane e promettente tennista, numero 3 al mondo, che ha appena vinto una maratona di cinque set in rimonta.

La mente è già alla finale del giorno dopo, contro il campione Ivan Lendl.

Muster sta tornando in albergo a riposare, ma è comprensibilmente affamato: si ferma nel parcheggio dell'impianto a prendere qualcosa da mangiare. E' chino nel baule posteriore della sua auto: sta frugando nel borsone alla ricerca del portafoglio quando una Lincoln Continental guidata da un ubriaco lo investe e lo scaraventa sei metri più lontano.

Vivo per miracolo, Thomas ha il ginocchio sbriciolato: legamento crociato e legamento collaterale mediale della gamba sinistra sono andati. I medici non sono sicuri nemmeno del fatto che possa tornare a camminare normalmente, figurarsi giocare a tennis.

Subisce un delicatissimo intervento chirurgico e l'allenatore di Muster racconta che

«Appena uscito dall'ospedale mi disse che non avrebbe più corso in vita sua. Ne aveva abbastanza di allenarsi. Ma aveva gli occhi tristi».

Tom panca

Fu così che al suo allenatore venne un'idea: una sedia speciale su cui poggiare la gamba, ingessata dalla caviglia fino all'anca, e che avrebbe permesso a Thomas di allenarsi.

 

 

 

 

 

 

La fece costruire dallo zio di Muster, che due settimane dopo l'intervento era già sul campo a tirare bordate di dritto e rovescio.

«Era una furia, mai nemmeno immaginata una cosa del genere!»

racconta il suo allenatore Ronnie Leitgeb.

Muster rientra sui campi all'inizio del 1990, a partire dai tornei minori fino alla conquista, all'inizio dell'estate degli Internazionali di Roma. E' passato appena un anno dal suo terribile incidente.

Riesce a chiudere il 1990 al settimo posto delle classifiche.

Ma è esausto, forse stremato anche psicologicamente dall'eccezionale recupero. L'indistruttibile Thomas mostra segni di cedimento: inizia a fumare, bere e si dà alla bella vita. 

Il suo allenatore lo molla.

Muster si presenta al torneo di Montecarlo in sovrappeso di ben 8 chili e rimedia un'amarissima e sonora sconfitta al primo turno.

Crolla al numero 116 del mondo.

Il suo ex allenatore, che tanto vicino gli era stato dopo l'incidente, gli chiede cosa voglia fare della sua vita. La risposta è:

«Tutto il possibile per risalire».

Muster non era un tennista dotato di particolare tecnica, ma l'agonismo e l'incrollabile forza di volontà lo portarono fino al primo posto delle classifiche mondiali.

Il destino poi ha voluto che l'ultimo torneo vinto da Thomas fosse proprio quel Key Biscayne che la sorte gli aveva impedito di vincere nel 1989.

Per quel tragico incidente Muster non ha mai mostrato rabbia o rancore:

«Non sono arrabbiato. Sobie [il suo investitore] era un povero ragazzo, gli avevano già ritirato la patente un paio di volte»

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