Sbatti il mostro in prima pagina: abusi e isteria collettiva

In origine fu il plastico di Cogne: l'omicidio del piccolo Samuene Lorenzi, avvenuto a Montroz (frazione di Cogne), nel 2002 è stato il primo "giallo mediatico" a dividere l'opinione pubblica tra "colpevolisti" e "innocentisti", ma soprattutto a dare voce e visibilità a chiunque volesse dire la sua sulla faccenda.

Da allora molti altri casi di cronaca nera hanno monopolizzato le serate dei talk show nostrani, con plastici, biciclette, macchie di sangue, pareri dei RIS, esperti di vario tipo pronti a confrontarsi a suon di opinioni, registrazioni, documenti, docu-fiction, vecchie teorie psicopatologiche, sentito dire, mettendo in scena veri e propri "processi mediatici" mirati direttamente alla pancia dello spettatore.

E' l'autunno del 2006 quando balza all'onore delle cronache l'asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio, vicino Roma. Il 10 Ottobre di quell'anno, infatti, dopo la denuncia di alcuni genitori, il RIS dei Carabinieri piomba nell'istituto scolastico per una perquisizione. Cercano la prova di un crimine orrendo: i bambini di quella scuola sarebbero stati oggetto di abuso sessuale da parte di maestre e bidelle.

Il caso è immediatamente su tutti i giornali e occupa ore e ore di talk, in un susseguirsi di perizie, pettegolezzi di paese, appelli dei genitori per avere giustizia, invocazione di tutela dei minori.

Il 24 Aprile 2007 le indagini portano all'arresto di 3 maestre, del marito di una delle insegnanti, di una bidella, di un benzinaio cingalese del paese.

Le accuse sono maltrattamento di minore, sottrazione di persone incapaci, sequestro di persona, atti sessuali con minori, atti osceni, violenza sessuale aggravata, violenza sessuale di gruppo.

Le vittime sarebbero 21, tutti bambini fra i 3 e i 4 anni. 

I racconti riportati dalle cronache parlano di riti di gruppo, satanismo, filmini pedopornografici, persino tunnel nei sotterranei della scuola.

Finito il clamore mediatico, iniziano i processi. E arrivano le assoluzioni per tutti, in primo grado nel 2012 e in secondo grado, nel maggio 2014.

Non solo gli accusati non sono colpevoli, ma il fatto non sussiste, ossia: le violenze non ci sono mai state.

Anzi.

Nelle motivazioni di primo grado i giudici parlano esplicitamente di adulti che avrebbero influenzato il racconto dei bambini, con possibili forti azioni di suggestione e induzione delle risposte.

I fatti di Rignano riportano alla mente il cosiddetto Caso McMartin, una storia di presunti abusi in un asilo californiano che ha coinvolto gli imputati nel più lungo e costoso processo penale degli Stati Uniti (sei anni...).

Virginia e Peggy Buckey, madre e figlia, sono proprietarie dell'asilo McMartin. Ray è il fratello di Peggy e lavora part-time all'asilo.

Il 12 agosto 1983, Judy Johnson, madre del piccolo Matthew, alunno dell'asilo, denuncia alla polizia Ray Buckey, perché avrebbe molestato sessualmente il figlio.

Nonostante sul piccolo non venga ritrovata alcuna traccia che possa confermare la violenza, Ray viene arrestato, in attesa dell'esito delle perquisizioni: si cercano prove e materiale pedopornografico.

L'esito delle ricerche è negativo, Ray viene rilasciato, ma sorprendentemente il capo della polizia spedisce ai genitori di 200 bambini, alunni ed ex alunni dell'asilo, una lettera in cui chiede di interrogare i figli circa la possibilità di aver subito atti sessuali da parte di Ray Buckey, arrivando a suggerire la modalità in cui queste violenze potrebbero essersi consumate.

E' l'inizio dell'isteria collettiva.

Nella primavera del 1984 sono ben 360 i bambini cui il Children's Institute International (CII) diagnostica un trauma psicologico dovuto a violenza sessuale. In nessuno di questi casi ci sono riscontri fisici delle violenze subite.

Il clamore attira anche i mass media: entra in scena Wayne Satz, reporter locale che diffonde reportage dal tono francamente colpevolista. Ormai il clima è quello di una vera e propria caccia alle streghe, mai scalfito neppure dai particolari più incredibili. I bambini parlano di viaggi in aereo fino a Palm Springs e ritorno, il tutto in orario scolastico. Arrivano persino a fare il nome di Chuck Norris e di altri uomini politici che avrebbero partecipato alle violenze sessuali di gruppo. Qualcuno accenna anche a delle streghe che volano...

Nonostante ciò, nel 1984 si arriva al processo e si portano sul banco degli imputati i 3 componenti della famiglia Buckey e 3 insegnanti dell'asilo: si contestano ben 208 capi d'accusa per abusi compiuti su 40 bambini.

Durante il processo l'accusa fa di tutto per tenere nascosto un piccolo particolare. La principale accusatrice, Judy Johnson, la madre del piccolo Matthew, era affetta da schizofrenia paranoidea e nel corso del tempo aveva rilasciato altre dichiarazioni, oltre quelle riguardanti il figlio di 3 anni. Aveva ad esempio raccontato che Matthew era stato sodomizzato dall'ex marito, che ignoti erano entrati in casa per sodomizzare il cane e che una delle maestre aveva trafitto Matthew in un occhio con delle forbici. Nessuno di questi altri racconti trovò mai riscontro. Nemmeno l'occhio di Matthew.

Judy Johnson non arrivò mai al processo: morì pochi giorni prima dell'inizio per una cirrosi epatica.

A questo punto è facile immaginare che l'accusa non fu capace di produrre prove particolarmente significative e per la difesa fu facile ottenere l'assoluzione. Peccato, però, che intanto Ray Buckey avesse trascorso ben 5 anni in carcere senza essere mai stato condannato per alcun reato.

Sia nel caso dell'asilo McMartin sia nel caso dell'asilo di Rignano hanno giocato un ruolo fondamentale anche i periti che hanno valutato i racconti e le condizioni psichiche dei bambini. In entrambi i casi, infatti, i valutatori si sono lasciati andare ad affermazioni "imprudenti" non solo all'interno delle loro perizie ma soprattutto sui mezzi di comunicazione, alimentando irresponsabilmente l'isteria collettiva.

Qui ad esempio si può leggere l'intervista che il Dott. Francesco Montecchi, il neuropsichiatra del Bambin Gesù che per primo visitò i bambini dell'asilo di Rignano, rilasciò nel pieno delle indagini.

Storie come queste sono paradossali: nessun colpevole, eppure una marea di vittime.

Insegnanti che hanno perso la reputazione e/o anche la libertà.

Famiglie spaventate, arrabbiate, convinte di stare subendo un'ingiustizia e che ai loro bambini sia stato fatto del male.

E poi, naturalmente i bambini. Veri o falsi che siano, cosa ne sarà di quei racconti nella loro vita?

Add comment


Security code
Refresh

Sul sito adesso...

We have 11 guests and no members online

Statistiche

Articles View Hits
361518

Contatti

Ada Moscarella
Psicologa - Psicoterapeuta
Firenze
P.I. 03857160612
Tel: 334 9057714 Email: ada.moscarella@libero.it 

Tuesday the 22nd. NON IMPORTA QUANTE RISORSE HAI SE NON SAI COME UTILIZZARLE!

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information